2026
Il titolo scelto per questa mostra, formata da due opere in dialogo, è volutamente ambiguo.
Se letto in italiano, nike evoca la mitica dea della vittoria, riferendosi qui a quella ottenuta da chi porta termine il viaggio. La pronuncia più diffusa di nike, quella inglese, rimanda invece al marchio leader dell’abbigliamento sportivo: vero e proprio status symbol per i giovani del mondo globalizzato, emblema di quel benessere economico per il quale i poveri del Pianeta migrano sfidando mortalmente la sorte.
Nel video omonimo sono state utilizzate soprattutto riprese di repertorio che “spiano” da lontano e dall’alto giovani africani in cammino verso l’Europa. Questo materiale rielaborato in fase di montaggio, conferisce ai protagonisti l’aspetto di fantasmi, di ombre vaganti.
Le immagini sono accompagnate da brevi didascalie in apparenza casuali, in realtà etimi delle parole chiave nel dibattito pubblico odierno: clandestino, esodo, Europa. Tre termini comunemente svuotati del loro significato originale, altrimenti sorprendente e quasi poetico.
Ricamo, un lungo telo di lino ricamato. Punti intricati, sottili e in rilievo, raccontano in sedici disegni il viaggio dall’Africa all’Europa - allontanamento dalla terra d’origine, la detenzione in Libia, il viaggio per mare. Il titolo “Ricamo” crea un’evidente tautologia, svelando l’intenzione di denunciare il circolo vizioso in atto. Mentre in Europa opinioni politiche contrapposte si affrontano in modo tautologico considerandosi entrambe giuste per definizione (sebbene entrambe incapaci di produrre contenuti nuovi e propositivi), nel continente africano e nel Mediterraneo la sofferenza tangibile e la morte trascendono qualsiasi scontro ideologico. Ricamo è una sorta di sudario contemporaneo e, al tempo stesso, la rappresentazione di questa epocale frattura.




