Terrae quati motibus è una video installazione site-specific pensata per le vestigia settecentesce della Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, nel quartiere storico di Capodimonte ad Ancona. 
L’abside della chiesa, sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e al sisma del 1972, oggi consolidato e reso fruibile, si delinea come un monumento alla memoria ed un simbolo di ricostruzione: lo “schermo” ideale per un lavoro d’arte che riflette sul terremoto.
L’intervento si avvale di una doppia proiezione: la prima è quella di tre capolavori pittorici di arte sacra antica provenienti da edifici e chiese resi inagibili dalle scosse telluriche in Centro Italia; la seconda è quella dell’aforisma di Ovidio terrae quati motibus (letteralmente: essere scosso dai moti della Terra).
Mentre la riproduzione dei dipinti scorre sullo specchio dell’abside, deformandosi e vibrando come scossa da un sisma, la proiezione di quelle antiche parole non riferibili ad un soggetto preciso, amplifica il senso di sconcerto generato nell'animo umano dagli esiti di un terremoto. 
La parte acustica dell’installazione è affidata all'insistente rumore di fondo prodotto dal generatore elettrico che fornisce l’energia necessaria. La peculiare dimensione sonora rafforza il senso di emergenza e precarietà che sempre fa seguito ad un sisma.

Le tele riprodotte sono di Cola d’Amatrice, Sacra Famiglia con S.Giovannino - 1520 circa (Museo Civico Cola Filotesio - Amatrice); Gianbattista Tiepolo, Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri - 1740 (Chiesa di S.Filippo Neri - Camerino); Michelangelo Carducci, Resurrezione di Lazzaro - 1560 (Basilica di San Benedetto - Norcia).

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Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo _ Ancona       photo: Paolo Zitti