Dopo l’idea di scultura sociale proposta da Beuys appare evidente che qualsiasi spazio di relazione può diventare artistico.
Massimo Cartaginese documenta, nel blog Beuysboys alcune esperienze artistiche  realizzate nel territorio urbano e in quello naturale.
L’accumulo di questi contenuti va intesa come un'installazione digitale in progressBeuysboys è anche il tentativo di verificare il cambiamento o la perdita di significato che questa traslazione reca.

Massimo Cartaginese ha relizzato con il collettivo Voyagerlab di cui è ideatore, numerosi interventi di arte pubblica in Italia e all'estero (Phonosfera, 2016; Lapidario, 2015; Paesaggi interrotti, 2009 Contro la linea retta, 2002).
La sua produzione individuale più recente, influenzata dai temi della geografia psicologica, è incentrata sulla percezione e trasfigurazione del paesaggio (Terrae quati Motibus, 2017; In mare è sempre inverno, 2015; Io sono natura, 2012) talora colta nei suoi minuti dettagli (I passi, 2018).
Tra le partecipazioni a rassegne d'arte ed architettura, ricordiamo Blooming Festival, 2018 Pergola, a cura di Federica Patti; Mediamorfosi2011, Napoli; e XD1 2011, Milano a cura di Gabriele Perretta; Model-Raum, 2006, Berlino, a cura di Thomas Von Arx; Geopuzzle, 2004/06 Sassoferrato, a cura di Gabriele Tinti; Progetto Voyager, 2002/04, Ancona e Split a cura di Valerio DehòNove progetti per nove città, XVII Triennale di Architettura di Milano, 1987 a cura di Marco Porta.

















photoSergio Marcelli